martedì 22 agosto 2017

“Fece il gran rifiuto”? Appunti su san Filippo Benizi e il canto III dell’Inferno di Dante

Dante raffigurato nel Chiostro Grande
della SS. Annunziata di Firenze
Il punto di partenza di questa breve riflessione non può essere che un piccolo brano della Divina Commedia di Dante Alighieri, più precisamente le terzine 58-60 del Canto III dell’Inferno:

Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto
Vidi e conobbi l’ombra di colui
Che fece per viltade il gran rifiuto.

La terzina in oggetto si colloca ad un punto preciso del viaggio di Dante. Perso nella selva oscura e soccorso da Virgilio nel Canto I, Dante conosce meglio le motivazioni del suo viaggio ultraterreno nella spiegazione che la sua guida offre al Canto II. Il Canto III inizia con Dante e Virgilio dinanzi alla porta degli inferi e poco dopo s’incontra la terzina di cui abbiamo riferito. Dante si trova in una zona denominata Anti-Inferno, ossia un luogo tra la porta degli Inferi e il fiume Acheronte. In questa zona l’attenzione del poeta sarà attratta da un primo gruppo di dannati che Virgilio spiegherà come «coloro che visser senza ‘nfamia e sanza lodo» (Inferno III, 35-36). Denominati Ignavi, Virgilio dirà ancora di loro
Questi non hanno speranza di morte,
e la lor cieca vita è tanto bassa,
che ‘nvidiosi son d’ogne altra sorte.
Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di loro, ma guarda e passa. (Inferno III, 46-51)

Il non prendere posizione, la vita tiepida e di conseguenza cieca e bassa è la colpa di questi dannati. Di contrappasso, coloro che non desiderarono nulla in vita nulla ricevono ora, se non un’insegna muta a cui correre dietro senza fine, pungolati da vespe, ricoperti di lacrime e vermi ai piedi. Traspare nel brano l’evidente disprezzo del poeta per quanti, nel falso miraggio di una vita tranquilla diventano «a Dio spiacenti e a’ nemici suoi» (Inferno III, 63).
In questo contesto si colloca la terzina con cui abbiamo iniziato. Tale passaggio ci dà la possibilità di apprezzare la grande tecnica letteraria di Dante. Pur dicendo degli Ignavi che essi non sono meritevoli se non di un rapido sguardo e che il mondo non lascia fama di loro, Dante dice di vedere e conoscere colui che per viltà fece il “gran rifiuto”. E così facendo restituisce un momento di fama ad uno degli ignavi e un passo dopo gliela toglie non scrivendone il nome.
Tale particolare non poteva non attirare l’attenzione dei lettori e dei commentatori successivi a Dante. Non a caso questa terzina lascia un quesito mentre nella Divina Commedia la trattazione offre continue spiegazioni e chiarimenti. La critica successiva a Dante iniziò a domandarsi sul chi fosse l’uomo del “gran rifiuto” arrivando a scorgere in papa Celestino V, già Pietro da Morrone (+1296), la figura più probabile in merito. Tale spiegazione sta non soltanto nella rinunzia al pontificato di Celestino V il 13 dicembre 1294 dopo pochissimi mesi dall’elezione ma anche nella critica serrata che Dante fa nei confronti del successore, Bonifacio VIII (+1303), al secolo Benedetto Caetani. Critica che sfocia in condanna aperta nel canto XIX, quando non potendo collocare all’Inferno papa Bonifacio VIII perché ancora vivente, ne fa predire ad un’anima dannata, papa Niccolo III (+1280) al secolo Giovanni Gaetano Orsini, la dannazione e il supplizio nella terza bolgia dell’Ottavo cerchio dove si trovano i Simoniaci. E per non lasciare dubbi, Dante fa dire a Niccolo III:

Se’ tu già così ritto
Se’ tu già costì ritto, Bonifazio? (Inferno XIX, 51-52)

Conseguentemente ci si può chiedere se l’astio e la condanna di Dante verso Bonifacio VIII non abbia una naturale estensione anche verso chi come Celestino V, attraverso la sua rinuncia o “gran rifiuto”, spianò la strada al pontificato del Caetani.
L’altra opzione circa l’uomo del gran rifiuto è Esaù figlio di Isacco e fratello di Giacobbe. Toccò al Boccaccio avanzare l’ipotesi vista anche la venerazione che si andava propagando nei confronti di Celestino V. Il “gran rifiuto” di Esaù è da inquadrare nel brano di Genesi 25-29-34, momento nel quale vende la sua primogenitura al fratello Giacobbe in cambio di un piatto di lenticchie. Cedendo in tal modo la primogenitura Esaù dimostra di tenere ben poco in conto la promessa che Dio aveva fatto ad Abramo, ed era stata rinnovata a Isacco, di una grande nazione.
Celestino V o Esaù furono a lungo le opzioni per identificare il personaggio del “gran rifiuto”. Tuttavia nell’Ottocento si assiste ad un interessante serie di nuovi nomi da accostare a questo personaggio. Tra questi spunta anche il nome di san Filippo Benizi (+1285).

Statua di San Filippo nella chiesa
della SS. Annunziata di Firenze.
Si indica in un padre dell’Ordine dei Servi di Maria, Agostino M. Morini (+1913), il primo a suggerire a suggerire che l’uomo del “gran rifiuto” fosse san Filippo Benizi. Tuttavia il centro del ragionamento può essere individuato in due articoli apparsi su «L’Addolorata» nel 1921 e curati da p. Alessio M. Rossi (+1968) [1]. In particolare nello stesso è da tener presente il resoconto di una conferenza del prof. Carlo Pacini, davanti ai giovani studenti Servi di Maria. Nel ragionamento proposto dal Pacini si sottolinea l’aspetto della conoscenza che Dante sembra avere della figura dell’uomo del “gran rifiuto”, ossia quel “vidi e conobbi”. E chiedendosi come Dante possa aver conosciuto di persona Celestino V, avanza l’idea che l’uomo del “gran rifiuto” sia in realtà una figura più alla portata della conoscenza del poeta. Approfondendo la riflessione, il Pacini indicò come per Celestino V più che un rifiuto, si deve parlare di una rinunzia al pontificato. Diversamente, per Filippo Benizi esiste un episodio di rifiuto. Nella Legenda beati Philippi, conosciuta come “Vulgata”, i paragrafi 15-16 narrano che in conseguenza di un prodigio di Filippo nel quale sanò un lebbroso, la sua fama giunse ai cardinali riuniti in conclave a Viterbo negli anni 1268-1271 e tutti furono concordi nell’indicarlo come pontefice. Tuttavia, come dice la “Vulgata”, Filippo per grande umiltà se ne stette nascosto per qualche tempo.
Anni più tardi, nel 1968 gli studi di un altro padre dell’Ordine dei Servi di Maria, Eugenio M. Casalini (+2010), hanno posto in evidenza, sulla base di documentazione archivistica dell’amministrazione del convento di Santa Maria di Cafaggio in Firenze oggi Santissima Annunziata, una serie di contatti tra la comunità dei frati del tempo e la cerchia delle amicizie politiche e familiari del poeta [2].
Detto questo però, non appare possibile sostenere l’affermazione che accosti san Filippo all’uomo del “gran rifiuto”. Anzitutto, in linea temporale ci si può chiedere come potesse il “rifiuto” di Filippo al papato avere più presa nella memoria di Dante rispetto alla “rinunzia” di Celestino V. Infatti se l’episodio che riguarda Filippo va ascritto agli anni del Conclave di Viterbo ossia 1268-1271, la rinuncia di Celestino V nel 1294 appare più vicina sia al momento in cui viene collocata temporalmente la Divina Commedia, ossia il 1300, che al momento dell’inizio della redazione vera e propria attorno al 1306-1307.
In secondo luogo, il “rifiuto” di Filippo portò solo alla prosecuzione del Conclave che terminò con l’elezione di Gregorio X (+1276), mentre la rinuncia di Celestino V aprì al pontificato di Bonifacio VIII e in prospettiva, all’appoggio di quest’ultimo alla fazione “Nera” dei Guelfi fiorentini contro i “Bianchi”, fazione di Dante stesso, costretti all’esilio.
In terzo luogo, ci si può chiedere come potesse Dante conoscere un avvenimento, quello del “rifiuto” di San Filippo circoscritto in una redazione agiografica, quella della Legenda “Vulgata”, da collocare probabilmente nella seconda parte del secolo XIV, e pertanto forse lungamente veicolato da una tradizione orale. Senza dimenticare che l’episodio stesso trascritto nei paragrafi 15-16 non è comune nei vari manoscritti che riportano la Legenda “Vulgata”.
Valga poi l’osservazione che Dante pare confinare la sua attenzione sulla vita religiosa soltanto agli Ordini dei Minori e dei Predicatori. I Canti XI e XII del Paradiso dove prima Tommaso d’Aquino, frate predicatore, e poi Bonaventura da Bagnoregio, frate minore, fanno gli elogi del fondatore dell’opposto Ordine e deprecano la decadenza dell’ordine d’appartenenza, esemplificano la centralità di questi due ordini religiosi nell’universo di Dante, mentre le altre famiglie religiose risultano di poco conto. Di conseguenza resta da chiedersi quali figure e quale influsso potesse avere un Ordine di ridottissime dimensioni, come i Servi di Maria, sulla stesura della Divina Commedia.
Resterebbe ancora la possibilità di leggere, sulla base degli scritti agiografici dei Servi di Maria, alcune azioni della vita di san Filippo sul piano della “viltà” che Dante intende in contrapposizione alla “magnanimità” dell’animo: ossia per vile si intende l’uomo che degno di compiere grandi cose, se ne ritiene non all’altezza e vi rinuncia. In tal senso una rilettura dei paragrafi 9-12, riguardo alla scoperta della grande cultura di Filippo e delle frequenti richieste di essere esonerato dall’incarico di priore Generale, potrebbe suggerire tale ipotesi. Tuttavia tali ipotesi va superata notando che lo stesso Filippo spesso sottopone la sua volontà alle preghiere dei confratelli verso i quali si piega con obbedienza.
Concludendo vogliamo ancora indicare come riferendosi ad un altro brano della Divina Commedia in cui si poteva avanzare un ipotesi di convergenza tra la descrizione dell’Annunciazione nel X Canto del Purgatorio (Purgatorio X, 34-35) e l’immagine affrescata ancora oggi visibile nella Santissima Annunziata il Casalini notava come in merito si restasse «nel campo di quelle ipotesi che senza essere puramente fantastiche hanno però il difetto di mancare di un dato sia pur minimo di concreta documentazione» [3]. Valida per l’immagine del Purgatorio, tale affermazione non risulta riapplicabile nell’ipotesi del Morini di accostare l’uomo del “gran rifiuto” a san Filippo Benizi in quanto crea ipotesi decisamente labili al confronto con le figure classiche, e decisamente più consistenti, offerte dalla critica letteraria sul tema. Di conseguenza ancora con il Casalini dobbiamo convenire «ma che Dante avesse pensato a san Filippo Benizi nella citata terzina dell’Inferno, è una congettura destinata a rimanere tale come le altre escogitate sull’argomento» [4].


fra Emanuele M. Cattarossi
albatrosm2013@gmail.com



[1] In particolare si fa riferimento a Dante e i Servi di Maria in «L’Addolorata», Firenze, 1921, pp. 44-51 e 133-135, entrambi a cura di Linix pseudonimo di Alessio M. Rossi. Lo stesso tornerà sull’argomento in un articolo dell’Osservatore Romano del 24 agosto 1951 intitolato Ancora del gran rifiuto?
[2] Si veda E. Casalini, Il convento di santa Maria di Cafaggio nella cerchia delle amicizie di Dante, «Studi Storici OSM», 16 (1968), pp. 172-196.
[3] Casalini, Il convento di santa Maria di Cafaggio nella cerchia delle amicizie di Dante, pp. 175-176.
[4] Ibidem, p. 175.

lunedì 12 dicembre 2016

"Conservare" e "consegnare" la memoria. Locali in ripristino per la SS. Annunziata di Firenze

P. Paolo M. Orlandini priore provinciale
e p. Gabriele M. Alessandrini priore conventuale
nei nuovi locali rinnovati
Il testo rinnovato delle Costituzioni dell'Ordine dei Servi di Maria prevede la presenza di un Archivista per il Fondo Storico tra gli Ufficiali Generali al art. 269/a, indicando in nota un rimando allo Statuto della sezione storica dell'Archivio Generale. Per quanto riguarda le province, il riferimento ad un responsabile per la custodia del patrimonio storico archivistico si può evincere dall'art. 220, nel quale si legge che la Provincia debba avere un numero di Ufficiali "corrispondenti" alle necessità di una efficiente amministrazione, delegando al Direttorio provinciale la determinazione del numero e delle competenze. Pur non essendo citata direttamente la figura di "archivista" per competenze a livello conventuale e provinciale emerge da una rilettura degli articoli 21 e 29 del nuovo Direttorio Generale dell'Ordine dei Servi. Nell'articolo 21 si fa riferimento espresso alla conservazione della documentazione della vita comunitaria presso un "archivio" sotto la responsabilità del priore che ne garantisce la conservazione e l'agibilità per gli studiosi. Nell'articolo 29 si fa riferimento alla documentazione provinciale e alla sua custodia nell'"archivio" della Provincia con un aggiunta particolare riguardo al "Fondo Storico". Tale "Fondo Storico" viene messo sotto la responsabilità di un frate, indicato come "competente", che ne garantisce la conservazione e l'agibilità per gli studiosi. 
Un momento della Benedizione dei nuovi locali
il 2 dicembre 2016.
Nell'articolo 21 ci si potrebbe domandare se non sia necessario indicare una specifica per i conventi cosiddetti "storici" nei quali la conservazione della memoria richiede la presenza di uno specifico ufficiale conventuale. Dall'articolo 29 si trae invece il bisogno di un indicazione più precisa riguardo al cosiddetto "Fondo Storico". Restano tuttavia di fondo due verbi alla base del lavoro dell'Ufficiale preposto all'Archivio: "conservazione" e "agibilità".
Una riflessione su questi due compiti farebbe lievitare a dismisura il contenuto di questo post. Perciò mi soffermo brevemente nell'indicare come per "conservazione" non s'intenda "accumulo" o "stoccaggio", semmai riconoscimento del valore di conservazione per ogni singolo pezzo archivistico. Per "Agibilità" invece vale il costante richiamo a non far diventare gli Archivi propri studi personali ma semmai luoghi di confronto e di scambio di conoscenza ed esperienza.
Il priore provinciale benedice la nuova attività...
Ma immagino già il consiglio: arriva al dunque. 
La premessa serviva per richiamare il compito degli Ufficiali preposti agli Archivi dell'Ordine dei Servi di Maria e per introdurre il risultato, o meglio un primo risultato, di un ampio progetto di recupero e ristrutturazione dell'Archivio conventuale della Santissima Annunziata di Firenze.
Convento originario dell’Ordine dei Servi di Maria, insieme a quello di Monte Senario, la SS. Annunziata di Firenze, in origine Santa Maria di Cafaggio, ha costituito per lungo tempo il più prezioso scrigno di documentazione per l’Ordine stesso, prima attraverso la Biblioteca e la Sagrestia e in seguito attraverso la formazione dell’Archivio Conventuale.
L’archivio conventuale si va formando gradualmente, probabilmente distaccandosi dalla Biblioteca tra il XV e il XVI secolo. Per certo, risulta a tutti gli effetti formato alla fine del secolo XVI quando Arcangelo Giani, annalista dell’Ordine, cita espressamente un «archivio della Nunziata di Firenze» nel suo Vera e certa Origine del Sacro Ordine dei Servi di santa Maria (Firenze, 1591).
Il Priore Generale OSM, p. Gottfried M. Wolff con
fra Emanuele M. Cattarossi responsabile dell'Archivio
della SS. Annunziata 
La funzione dell’archivio fiorentino resta sostanzialmente invariata almeno fino al secolo XVII, quando cede gradualmente la sua specifica di archivio generale in favore del costituito archivio del convento di San Marcello a Roma, sede della curia generalizia dell’Ordine dei Servi. Un interessante esperienza di conservazione si avrà con Raimondo Adami (1711-1792), già priore generale dal 1768 al 1774, e sull’opera collezionistica da lui intrapresa nell’ultimo periodo della sua vita. Va approfondito ancor oggi la portata dell’attività dell’Adami, peraltro svolta con la collaborazione di padre Costantino Battini, al quale passò in seguito la direzione del “Museo Adamiamo”. Tale collezione era raccolta in una zona del primo piano del secondo chiostro lungo il lato lungo della Biblioeca, oggi Istituto Geografico Militare. Resta ancora aperta la valutazione della consistenza della collezione. Già pochi anni dopo la morte dell’Adami, il Battini si trovò costretto a vendere una parte dei pezzi raccolti. Fu invece l’11 ottobre 1810 che si chiuse l’esperienza della “Galleria dei dipinti antichi”, quando gli incaricati del governo napoleonico redassero un elenco di novantacinque opere da trasferire al deposito istituito presso il convento di San Marco. Da qui la collezione venne smembrata e i dipinti di maggior pregio finirono alla Galleria dell’Accademia.
Fra Emanuele M. Cattarossi illustra
al Consiglio generalizio le fasi di recupero dei locali
In seguito alle soppressioni napoleoniche, più di un migliaio di pezzi saranno prelevati dall’Archivio e requisiti. Questi pezzi, verranno poi incamerati presso l’Archivio di Stato nell’ambito del complesso Corporazioni religiose soppresse dal governo francese costituendone il fondo 119. Nel 1932, a seguito del trasferimento della sezione storica dell’Archivio generale dal Convento di San Marcello al nuovo Collegio Sant’Alessio Falconieri, l’archivio fiorentino passa una serie di pezzi archivistici tra i più antichi e importanti per la ricerca nell’Ordine dei Servi.
Rimangono dunque presso l’archivio fiorentino una serie di pezzi dedicati più all’aspetto conventuale. Tra questi ne spiccano alcuni quali: i codici Mare Magnum (1488) e gli Acta beati Philippi (1608-1613), la ricca serie di codici corali (1287-1474), il prezioso Campione Nero (1442-1454) e i libri di doni e offerte alla SS. Annunziata (1447-1678). Bisogna inoltre aggiungere un discreto fondo librario antico e la fototeca, iniziata negli anni sessanta da una collaborazione con l’Istituto Storico dell’Ordine dei Servi di Maria.
I locali della Fototeca rinnovati...
A partire dal 1971, ad opera del p. Eugenio M. Casalini, a lungo archivista del convento, iniziano una serie di pubblicazioni sotto il nome di Biblioteca Toscana dell’Ordine dei Servi, per dieci volumi editi finora. Nel 1983, l’esperienza editoriale verrà ampliata con una serie minore denominata “Colligite”, che conta sedici volumi editi.
L'esperienza dell'Archivio della SS. Annunziata ha aperto una nuova fase di riordino e ricomposizione dei suoi locali. L'opera di "conservazione" ha visto per tutto il 2016 un intenso lavoro di sgombero e risistemazione di un stanza del locale, lasciata da tempo ad un mero uso di deposito, con la collaborazione e il supporto delle associazioni Amici della Santissima Annunziata ONLUS (per informazioni vedi qui) e Ambasciatori Mariani ONLUS (per informazioni vedi qui). Attraverso un lento e ragionato sgombero progressivo dell'interno volto a discernere la preziosità o meno degli oggetti presenti è emersa  la possibilità di "riprogrammare" il locale ad un uso conservativo delle migliori memorie inerenti il convento della SS. Annunziata. Dopo necessari lavori di dipintura delle pareti, messa in sicurezza dell'impianto elettrico e posizionamento di una nuova illuminazione si è proceduto all'allestimento della sala. In particolare in essa trovano collocazione la serie di codici corali del Convento, una ventina di lampade argentee già presso la Cappella della SS. Annunziata, alcuni ex-voto particolari, una serie di tele già in deposito presso l'Archivio, oltre ad altri oggetti di pregevole memoria per l'Ordine dei Servi di Maria. Contemporaneamente veniva rinnovata anche la sala della Fototeca Conventuale, attraverso una necessaria dipintura e messa in sicurezza dell'impianto elettrico, con un allestimento più arioso e funzionale alle esigenze di conservazione e ricerca. Per marcare opportunamente questa fase di lavoro, i locali rinnovati sono stati inaugurati e benedetti il 2 dicembre 2016 dal Priore Provinciale della Provincia Santissima Annunziata, p. Paolo M. Orlandini. Il giorno 6 dicembre, i locali sono stati presentati al Priore Generale dell'Ordine dei Servi di Maria, p. Gottfried M. Wolff e al Consiglio Generalizio, presenti in Firenze per la programmazione annuale delle loro attività. In entrambe le occasioni sono state espresse congratulazioni per il lavoro svolto e incoraggiamenti a proseguire con rinnovato slancio nell'opera intrapresa. Sollecitazioni ben accolte sperando presto di presentare nuovi risultati...

 
fra Emanuele M. Cattarossi
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giovedì 24 novembre 2016

Primo sguardo - Calendarium Liturgicum OSM 2016-2017

Ordo Celebrandi Officium Divinum et Missam Secundum Calendarium Romanum Generale et Proprium Ordinis Fratrum Servorum Beatae Mariae Virginis pro anno liturgico 2016-2017 fratris Gottfried M. Wolff prioris generalis iussu editus, Roma, Curia Generale O.S.M. 2013. 264 pp. 16,5 cm.

Nell’imminenza dell’inizio del nuovo anno liturgico, abbiamo l’occasione per dare “un’occhiata” al nuovo Calendarium Liturgicum proprio dell’Ordine dei Servi di Maria, curato dalla C.L.I.O.S. (Commissio Liturgica Internationalis Ordinis Servorum)
Come già indicato in altri post dedicati a questo sussidio, il Calendiarim Liturgicum è un piccolo volume di agile consultazione svolge una funzione di “bussola” liturgica, per quanti desiderano celebrare con attenzione durante il corso dell’anno, implementando all’interno del Calendario Romano il proprio dei Servi di Maria, oltre ad ulteriori utili indicazioni regionali. Anno per anno vengono poi sottolineate alcune ricorrenze particolari riferite alla Famiglia dei Servi di Maria. Per l’anno liturgico 2016-2017 abbiamo le seguenti:
-  Al 22 marzo viene il 150° anniversario della morte di Fra Pietro Del Soldato;
- Il 5 giugno, si menziona il 750° anniversario dell’elezione di San Filippo Benizi a priore generale dell’Ordine (1267);
- Al 10 giugno, si ricorda il VII centenario della Traslazione delle Spoglie di San Filippo Benizi a Todi (1317), episodio ricordato nella Legenda de Origine;
- Il 17 giugno, ricorre il primo anniversario dell’aggregazione all’Ordine della Congregazione delle Suore Serve di Maria del Brasile;
- Al 24 giugno viene segnalato il 50° della Fondazione dell’Eremo San Pietro a Le Stinche presso Panzano in Chianti (Firenze) ad opera di fra Giovanni M. Vannucci (+1984) e fra Lorenzo M. Bonomi;
- Il 2 luglio si menziona il 50° anniversario della fondazione del Monastero delle Monache Serve di Maria Oblate Sacerdotali di Verona;
- Il 17 luglio, si ricorda il 50° anniversario della morte di fra Agostino M. Botta, figura di grande missionario in Swaziland;
- Il 27 agosto si ricorda il V centenario della morte di fra Taddeo Adimari;
- Al 1° settembre si ricorda il 650° della morte della Beata Giovanna da Firenze. Qui dobbiamo segnalare un errore perché il riquadro dice “750°” mentre dal computo degli anni sono 650;
-  Infine il 20 novembre, si ricorda il III centenario della beatificazione di Sant’Alessio Falconieri ad opera di papa Clemente XI nel 1717.
Occorre ancora segnalare come, rispetto all’edizioni precedenti questo Calendarium Liturgicum veda ampliarsi l’utilizzo grafico dei pannelli realizzati dal Beato Angelico (1395-1455) per la cataratta dell’Armadio degli Argenti (1451-1453) della Santissima Annunziata di Firenze. Tale utilizzo va sicuramente lodato in quanto tali pannelli ben raffigurano momenti particolari dell’Anno Liturgico. Inoltre pur conservati attualmente presso il Museo di San Marco a Firenze, tali pannelli vanno ricordati nel patrimonio artistico proprio dell’Ordine dei Servi. Segnaliamo solo un probabile piccolo errore di posizionamento dell’immagine a pag. 136 dove si riporta il pannello della Pentecoste: l’immagine appare fuori centro e mancante di una porzione sulla destra.
Osservazioni a parte, è doveroso ringraziare la C.L.I.O.S. per il suo lavoro e per fornire anno per anno un ottimo strumento nel Calendarium Liturgicum. Spetta ora ad ogni membro dell’Ordine dei Servi di Maria come a tutta la Famiglia Servitana scoprire tale strumento e a farne buon uso.

fra Emanuele M. Cattarossi
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giovedì 27 ottobre 2016

Nuovi locali e nuove "prospettive" per il Marianum

Claustrum sine armario est quasi castrum sine armamentario: questo detto del XII secolo, spesso tradotto come "un convento senza biblioteca è come un castello senza armeria", si potrebbe in una qualche maniera riapplicare alla serie di "passi" che stanno vedendo la progressiva messa in funzione dei nuovi locali della Biblioteca della Pontificia Facoltà Teologica Marianum. 
Uno di questi "passi" si è svolto nel pomeriggio del 26 ottobre in occasione dell'Apertura dell'Anno Accademico. Tale momento si è svolto nei nuovo auditorium della Facoltà, gremito oltre la capienza dei posti da personale docente, studenti, amici e altri frati intervenuti per l'occasione.
L'evento, moderato da p. Silvano M. Maggiani, si è aperto con la preghiera d'invocazione dello Spirito Santo, la professione di fede e la benedizione del nuovo Auditorium da parte del Card. Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano. 
Dopo un messaggio di saluto a nome del priore Generale dell'Ordine dei Servi e Gran Cancelliere della Facoltà, p. Gottfried M. Wolff, da parte di p. Rhett M. Sarabia, Vicario Generale dell'Ordine, il Card. Parolin ha indirizzato ai presenti un messaggio di saluto, elogiando una scelta coraggiosa in tempi difficili e di generale crisi economica. Scelta tanto più importante perchè compiuta in controtendenza ad  una cultura dell'utilitarismo che misura secondo il metro dell'utilità immediata e di conseguenza giudica "inutili" le materie umanistiche se non quando asservite ad un fine di lucro.
Prendeva quindi la parola il Preside della Pontificia Facoltà Teologica Marianum indirizzando previamente sentiti e calorosi ringraziamenti a quanti negli anni si sono spesi per la buona riuscita dei lavori di edificazioni dei nuovi locali della Biblioteca: Priore e Consiglio generale, Economato generale, l'Architetto Gaetano Cecchini. Il seguito dell'intervento ha ripercorso alcuni avvenimenti particolari per la vita della Facoltà oltre ad un breve ragguaglio numerico circa il numero degli iscritti ai vari corsi e i titoli di studio conferiti nel corso dell'ultimo anno.
Seguiva a questo punto una succinta spiegazione dell'Architetto Cecchini circa la progettazione e la messa in opera dei vari locali. I lavori hanno avuto una lunga fase preparatoria per ottenere una serie di autorizzazione alla costruzioni, 28 in totale. In ragione della ristrettezza dei margini di lavoro, i locali sono stati costruiti con una sistema "Top-down" ossia un sistema di costruzione che edificando dapprima i locali più alti scendeva progressivamente nella realizzazione di quelli più bassi. Poste quindi le fondamenta dell'edificio la costruzione ritornava con un sviluppo dal basso verso l'altro. Il risultato sono due piani su quasi mille metri quadri, con uno sviluppo di ripiani per la biblioteca di quasi 12-13 km.
Dopo una pausa per i presenti, il programma riprendeva con la prolusione di Mons. Boghos Levon Zekiyan, arcivescovo armeno-cattolico di Instambul, dal titolo La Misericordia divina in S. Gregorio di Nareck Dottore della Chiesa, e sua Attualità. Seguiva al termine un momento musicale con brani scelti dalle opere di Aram Il'ic Khachaturian (1903-1978), un adagio dal Concerto per violino e un adagio dal Balletto Spartacus. Eseguivano i brani i maestri Alberto Mina al violino e Paolo Vivaldi al pianoforte. La maniera ottimale di chiudere un momento intenso e carico di prospettive, in attesa di vedere la nuova Biblioteca entrare in funzione a pieno regime.

fra Emanuele M. Cattarossi
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lunedì 29 agosto 2016

Appunti - Grazie e miracoli “Scelti” alla SS. Annunziata…

Frontespizio di Scelta d'alcuni miracoli...
La rapida evoluzione delle tecniche di digitalizzazione dei testi connessa allo smisurato sviluppo di internet hanno portato ad un incredibile proliferazione di archivi “digitali” di opere librarie. In tali archivi possono essere rinvenuti testi prima solo accessibili tramite biblioteche mentre ora, grazie ad uno sviluppo dei sistemi di ricerca in rete, è sufficiente digitare il titolo richiesto e tra i numerosi risultati ottenuti aver la pazienza di ritrovare il testo desiderato. Chiaramente tale fruibilità velocizza e non poco le ricerche in corso ma al tempo stesso offre la possibilità di indicare testi importanti per alcune realtà, quali ad esempio la Santissima Annunziata di Firenze.
In questo contesto particolare, diventa interessante poter “sfogliare” in maniera digitale Scelta d'alcuni miracoli e grazie della Santissima Nunziata di Firenze redatto da Giovanni Angelo Lottini nel 1619 (vedi qui[1]. Le duecentonovantasei pagine, stampate presso Pietro Cecconcelli, rappresentano una fonte di grande importanza riguardo il culto e la devozione alla SS. Annunziata. Indirizzandolo alla Granduchessa di Toscana, Cristina di Lorena, il Lottini presenta “questo picciolo raccolto di Miracoli” che poi tanto piccolo non sarà in quanto ben settantanove sono le Grazie descritte  con stile attento e ricercato. Partendo dalla descrizione della miracolosa pittura del Volto della Vergine, i miracoli della Santissima Annunziata raccontano una serie di vicende, di storie e di episodi culminanti sempre in un momento di estremo pericolo per i protagonisti che veniva superato nel ricorso alla Beata Vergine. “Nunziata aiutami”, “O Gloriosa Nunziata” sono alcune delle invocazioni alla Vergine che ricorrono nel testo. Ma vi si rinvengono testimonianze di fede nell’intervento della Beata Vergine quali “La Nunziata di Firenze è stato il Medico mio; e la grazia sua è stata la possente e rara medicina” (p. 81). Occorre poi notare come ben quaranta di queste storie vengono impreziosite dalle illustrazioni di Jacquest Callot (1592-1635). Almeno undici di queste illustrazioni si rifanno al tesoro di Memorie di ex-voto custodito nel convento e realizzate da artisti quali Antonio Tempesta (1555-1630), Fabrizio Boschi (1570-1642), Matteo Rosselli (1578-1650), fra Arsenio Mascagni (1579-1637), Antonio Circignani o Pomarance (1580-1640) oltre lo stesso Callot [2].
Sempre sullo stesso argomento e scritto in diretta continuazione con il testo del Lottini è Giunta di numero venti miracoli operati da Dio a prò de' fedeli, mediante l'intercessione della santissima Vergine Annunziata di Firenze da aggiugnersi alli ottanta sopra descritti dal p. m. Angiolo Lottini per compimento della centuria prima fatta, e compita da fr. Placido Maria Bonfrizieri servo di Maria. Stampata in Firenze nel 1727 da Domenico Ambrogio Verdi, questa Giunta porta a compimento una Centuria, ossia un centinaio di Miracoli documentati verso la Santissima Annunziata (vedi qui). Rispetto al Lottini però, il Bonfrizieri esplicita maggiormente le sue fonti. Per la maggior parte i miracoli sono descritti sulla base di quanto il Bonfrizieri individua dagli Annales dell’Ordine dei Servi di Maria, opera peraltro ben conosciuta da lui avendone curato con il Garbi la riedizione del testo seicentesco tra il 1719-1725, occupandosi in prima persona del tomo terzo. Altri miracoli vengono descritti attingendo a monumentis manoscritti dell’Archivio della Santissima Annunziata. Memorie pertanto da conoscere e riscoprire, per seguire il filo ininterrotto di una devozione alla Madre di Dio del popolo fiorentino.

fra Emanuele M. Cattarossi
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[1] Lunga scheda descrittiva in Bibliografia dell’Ordine dei Servi III, Edizioni del secolo XVII (1601-1700) a cura di P. M. Branchesi [Bibliotheca Servorum Romandiolae 6], Bologna, Centro Studi OSM (1973), pp. 147-149. Le edizioni posteriori sono brevemente riportate a pp. 150-151.
[2] In merito si veda E. Casalini, Le tele di «memoria ex-voto» in idem, La SS. Annunziata di Firenze, Studi e documenti sulla chiesa e il convento (Biblioteca della Provincia Toscana dell’Ordine dei Servi di Maria, 1), Firenze, SS. Annunziata (1971), pp. 49-66 [testo]; 67-70 [elenco delle tele]

sabato 4 giugno 2016

Comunicato 3. La SS. Annunziata. "Dedicata" da Firenze ad ogni uomo... (3-4 giugno 2016)


Una sfida nel tempo (Terza sessione)
Sabato 4 giugno, la terza sessione del convegno si è aperta con la lettura di un messaggio ai partecipanti di p. Rhett M. Sarabia, vicario Generale dell’Ordine dei Servi di Maria, delegato di p. Gottfried M. Wolff, priore Generale.
Seguiva quindi l’intervento di Isabella Gagliardi (Università di Firenze) su Il Santuario e la sua Città. Fondata nel 1250, la Chiesa della SS. Annunziata ha vissuto un importante cammino nell’ambito cittadino che l’ha portato nel tempo a divenirne il Santuario cittadino. Chiesa e convento, profondamente uniti alle vicende della città, testimoniano una pagina importante nella storia di Firenze che la prof. Gagliardi ha saputo illustrare con grande maestria.
Interveniva a seguire p. Sergio M. Ziliani (Servi di Maria) con La SS. Annunziata. Importanza, significati e “prospettive” del Santuario nell’oggi fiorentino. Altro intervento di spessore, programmatico nelle sue linee essenziale, frutto di un lungo cammino d’esperienza nell’Ordine Servi il p. Sergio conduceva i presenti nel valutare come la SS. Annunziata possa costituire nell’oggi fiorentino un punto forte e privilegiato per la crescita cristiana della città. L’intervento desidera mostrare prospetticamente alcune linee guida per il Santuario (devozione all’immagine, qualifica pastorale, attenzione al sacramento della riconciliazione, centro di cultura e arte ect…)
Dopo una breve pausa, il cav. Emanuele Albano, membro dell’Ordine Secolare dei Servi di Maria, presentava brevemente l’Associazione Ambasciatori Mariani ONLUS di cui è presidente, sorta in seno alla SS. Annunziata per valorizzare sempre più la formazione mariana nel mondo.
Veniva quindi il momento dell’Architetto Simonetta Bracciali con Spazi da riqualificare. Il recupero architettonico e urbanistico del sito della SS. Annunziata. Intervento importante in quanto realtà in costante sinergia con lo spazio cittadino il sito della SS. Annunziata, vive l’ultima grande campagna di riqualificazione urbanistica in ordine di tempo. Spazio relazionale da recuperare come Santuario e come una delle Piazze più importanti di Firenze, la SS. Annunziata mostra la necessità di una riscoperta strutturale dei propri ambiti e al tempo stesso incroci sociali importanti per il tessuto cittadino fiorentino. Intervento difficile in particolare per illustrare lo stato di grande degrado architettonico e strutturale dell’intero sito (chiesa, convento, piazza, via limitrofe) e per sottolineare la necessità di un intervento programmatico e non spezzettato di riqualificazione.
Un breve saluto di p. Paolo M. Orlandini, da poco nuovo priore Provinciale della Provincia della SS. Annunziata dell’Ordine dei Servi di Maria, ai presenti indicava nuovamente ai presenti l’importanza della SS. Annunziata per l’Ordine dei Servi e per la città di Firenze. Seguiva a questo punto p. Franco M. Azzalli, presidente dell’Istituto Storici dell’Ordine dei Servi, tratteggiando le conclusioni del Convegno. Conclusioni “aperte” ma che riassumevano i vari interventi sotto un’ottica di recupero e rilancio costante della sinergia tra le realtà coinvolte in questo convegno: la Chiesa fiorentina, la grande cultura internazionale e l’Ordine dei servi di Maria. In ultimo, dopo un caloroso ringraziamento a tutti i presenti, fra Emanuele M. Cattarossi moderatore della sessione chiudeva il convegno con l’augurio che si possa sempre sentire "La SS. Annunziata come casa per ogni fiorentino oltre che per i Servi di Maria".

E un momento dopo abbiamo imparato così sia la nostalgia. Ma saremo ben lieti di scrivere in futuro un'altra pagina importante per questo santuario. Grazie a tutti voi per averci seguito…                        (4 giugno 2016)

venerdì 3 giugno 2016

Comunicato 2. La SS. Annunziata. "Dedicata" da Firenze ad ogni uomo... (3-4 giugno 2016)


… QUELLO CHE PROPRIO NON TI ASPETTI …
Diversi sono i commenti che hanno accompagnato questa giornata inaugurale del Convegno “La SS. Annunziata. ‘Dedicata’ da Firenze ad ogni uomo...” (3-4 giugno 2016). Commenti tutti positivi, con un uso marcato del superlativo: “bellissimo”, “magnifico” addirittura “pazzesco”. Commenti che riempiono di soddisfazione per la buona riuscita del Convegno. Ma per dare un idea di questa giornata forse il pensiero migliore è “quello che proprio non ti aspetti”… Ossia che un Convento del centro di Firenze ti apra le sue porte e nell’aprirle si dischiuda ai visitatori un caleidoscopio di bellezze lungo i secoli.

TRA “LUOGHI” E “PERSONE”, DINAMICHE SPAZIALI E RELAZIONALI
(INAUGURAZIONE E PRIMA SESSIONE)
Il Convegno si è aperto con un omaggio alla Santa Madre di Dio con il canto dell’Ave Maria. Subito dopo il priore della Comunità dei Servi di Maria, p. Gabriele M. Alessandrini ha salutato i convegnisti e gli intervenuti al convegno, introducendo l’intervento del Card. Giuseppe Betori, Arcivescovo di Firenze.

È toccato quindi a Cristina Acidini (Presidente dell’Accademia delle Arti e del Disegno) il primo intervento della sessione con Leone X e la SS.ma Annunziata nella visita fiorentina del 1515. La dott. Acidini ha guidato magistralmente i presenti nel riscoprire la visita del Papa sottolineando gli aspetti nei quali si nota l’attenzione del pontefice per la Santissima Annunziata. Interessantissima l’ipotesi del “Quartiere mediceo” di cui il “Loggiato dei Serviti” la cui prima pietra è posta il 23 luglio 1516, festa di san Filippo Benizi, di cui Leone X approva il culto  rimane muto testimone.
Seguiva quindi l’intervento del prof. Giovanni Cipriani (Università di Firenze) su I Medici e la SS. Annunziata nel corso del Cinquecento che ampliava in qualche modo la relazione iniziale, in quanto già dal 1448, ossia dal voto di Piero dei Medici per avere un figlio che sarà Lorenzo detto “il Magnifico”, e lungo tutto il Cinquecento rimase strettissimo il legame del santuario con la famiglia Medici, attestando una costante attenzione della famiglia nobile con l’Annunziata.
Dopo una breve pausa per poter meglio ammirare l’esposizione delle tele di Memorie di Ex-voto, la sessione riprendeva con l’intervento di Lamberto M. Crociani (Servi di Maria) – Dal tempio alla Gerusalemme eterna. Sviluppo architettonico-teologico del Santuario fiorentino dal sec. XIII all'attuale struttura. Intervento particolare che attraverso una veloce ma dotta panoramica sullo sviluppo architettonico e teologico dell’edificio, considerato particolarmente come santuario importante per la vita civile della Città, sottolineava l’emergere di parallelo “ideologico” con il tempio della Gerusalemme terrena e la Gerusalemme celeste.
Chiudeva la sessione Nicola Salvioli con Restauri in "Soccorso", alla cappella del Giambologna. Professionisti in azione per il recupero artistico e cultuale di un luogo di valore. Il suo intervento focalizzava l’attenzione sull’importanza di preservare il patrimonio della Santissima Annunziata per assicurare a esso un futuro, nella promozione di una particolarissima iniziativa: l’associazione Amici della Santissima Annunziata ONLUS. Attraverso l’esempio del progetto di recupero della Cappella del Giambologna e una carrellata degli interventi fino ad ora svolti, veniva illustrata un’esperienza di restauro significativa basata sulla collaborazione delle diverse professionalità in azione, volta al recupero della cappella nella sua duplice prospettiva di luogo artistico e cultuale.
  
LA “SPREGIUDICATEZZA DEI SERVI” (SECONDA SESSIONE) …
La “spregiudicatezza dei Servi” forse rappresenta a tratti la caratteristica che mostra aspetti nuovi della SS. Annunziata: in determinati momenti della storia, questa spregiudicatezza apre davvero orizzonti e sguardi nuovi nella devozione e nell’arte del Santuario per acquisire uno sguardo “internazionale”.
Cominciava così la seconda sessione del Convegno presieduta da Simonetta Brandolini d’Adda, presidente di Friends of Florence, che nel suo intervento mostrava la grande attenzione di questa fondazione nella rivalorizzazione di diverse opere della SS. Annunziata, in primo luogo il Chiostrino dei Voti. Toccava pertanto ad Antonio Natali con Il chiostrino dei voti. Officina della maniera moderna inquadrare in modo straordinariamente efficace la nascita della “nuova maniera” nella pittura, che aprì orizzonti impensati al santuario della Santissima Annunziata. Raccogliendo in una “stagione irripetibile” giovanissimi artisti che vivevano l’eredità morale del Savonarola nei lavori all’interno del “Chiostrino dei voti” si mostrava plasticamente l’esito di questo nuovo clima culturale, tanto da far parlare di “Scuola dell’Annunziata”.
Seguiva l’intervento della prof. Dora Liscia Bemporad (Università di Firenze) su Culto e devozione negli ex voto d’argento della Santissima Annunziata che ha sapientemente fatto “parlare” i circa 130 ex voto di argento che sono conservati tuttora alla Santissima Annunziata, piccolissima parte delle migliaia che i fedeli hanno offerto alla Vergine lungo i secoli, facendo entrare in gioco il “vero” protagonista del santuario dell’Annunziata: il popolo fedele.
A Maria Cecilia Fabbri nell’intervento Oltre Firenze. Fortuna e diffusione del culto della Sacra Immagine della Santissima Annunziata attraverso le copie toccava evidenziare attraverso oltre una ventina di esemplificazioni quanto sia stato importante l’apporto delle copie dell’immagine miracolosa per la diffusione del culto alla santissima Annunziata, al di là dei confini della città del giglio.
Chiudeva la sessione Gianluigi Simone con «Niuno ardisca di scoprirla»: gli apparati argentei di copertura rituale dell’immagine acheropita della SS. Annunziata tra XVII e XIX secolo interessante panoramica che, attraverso abbondante documentazione, pone in evidenza il fatto che per rendere più grande la devozione verso l’affresco, i Medici hanno provveduto nei secoli a fornirlo di un apparato di copertura che nascondeva alla vista l’opera

ASTERISCHI PER IL CONVEGNO
Segnaliamo che in occasione del Convegno, presso la Sala delle Sinopie, la ditta Restauro Dipinti Studio 4 srl ha allestito un’interessante mostra dei restauri di alcune tele di Memoria di Ex-voto presenti presso il Convento della SS. Annunziata. Il restauro, patrocinato a suo tempo dalla Soprintendenza Speciale PSAE, costituisce un piacevole momento almeno “Una volta nella vita” per scoprire tesori poco conosciuti della Santissima Annunziata di Firenze

Sui social network sarà facile rinvenire le notizie in merito tramite l’hashtag #annunziatafirenze oppure sul blog albatrosm.blogspot.com                       (3 giugno 2016)