Nel corso del 215° Capitolo Generale dell'Ordine dei Servi di Maria, svoltosi dal 9 al 30 novembre 2025 presso Ariccia (Roma), un momento importante è stato dedicato all'udienza in Vaticano con papa Leone XIV il giorno 24 novembre 2025.
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| Partecipanti del Capitolo Generale OSM 2025 e membri della Famiglia Servitana in una giornata di fraternità (22.11.2025) |
L'incontro con i capitolari è stato
occasione per il papa di indirizzare un pensiero e una riflessione all'Ordine
dei Servi di Maria (si rimanda al testo qui). Tale testo va in qualche maniera conosciuto e al tempo
stesso necessità di alcune annotazioni a margine che, sperando possano essere d’aiuto,
andiamo ad esporre.
Tre Fonti a cui tornare.
Dopo un breve saluto e richiamo
iniziale a vivere il Capitolo Generale come momento di "ritorno alle
fonti e al tempo stesso uno sguardo lanciato verso il futuro" al fine
di recuperare attraverso la memoria una capacità "di creatività e di
profezia", il papa indica tre sorgenti a cui tornare: il Vangelo, la
Regola, l'ascolto del grido dei Poveri.
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| Papa Leone XIV |
Il passaggio riguardante il
Vangelo, papa Leone lo esplica attraverso due citazioni di papa Francesco
(+2025) nella lettera apostolica A tutti i consacrati nell'Anno della
Vita Consacrata del 21 novembre 2014 (si veda qui) , parlando dell'adesione intera a
Cristo. In questo caso si può suggerire nel tempo una rilettura e una
riflessione sul capitolo VIII della Legenda de Origine [1] intitolato
"La loro perfetta carità verso Dio, sè stessi e il Prossimo" in cui i
paragrafi dal 35 al 39 offrono chiavi di lettura molto particolari in merito
riguardo all’esperienza dei Sette Santi Fondatori.
La seconda fonte viene esplicitata
dal papa in una estensione che alla Regola di Sant'Agostino aggiunge il
riferimento alle Costituzioni dei Servi di Maria e al patrimonio spirituale che
proviene dalla storia propria dell'Ordine. Questo porta ad una chiave esegetica
mediata dallo Spirito che offre una lettura e interpretazione della Parola di
Dio. In questo senso, è utile ricordare all'interno della Legenda beati
Philippi o "Vulgata"[2], la spiegazione che San
Filippo Benizi offre dell'Ordine nell'incontro con due frati predicatori
tedeschi che chiedono conto della "religione dell'Ordine". San Filippo
così si esprime:
«Se volete sapere della nostra origine, siamo nativi di questa regione; se domandate di che condizione siamo, ci chiamano Servi della Vergine gloriosa, della cui vedovanza portiamo l’abito; facciamo vita secondo l’esempio dei santi apostoli, cerchiamo di vivere secondo la regola del santissimo dottore Agostino» (Legenda beati Philippi n. 8).
Possiamo notare una piccola dinamica in questo testo. San Filippo ad un punto indica del vivere dei Servi "facciamo vita" che nella citazione ai santi apostoli offre un richiamo alla prima comunità cristiana di Gerusalemme capace di presentare "un cuore solo e un'anima sola” (cfr. At 4,32). Subito dopo aggiunge "cerchiamo di vivere" secondo la regola di Sant'Agostino. In questo caso è utile richiamare il testo del punto 3 della Regola che spiega il motivo del vivere insieme con queste parole:
«Il motivo essenziale per cui vi siete insieme riuniti è che viviate unanimi nella casa (Cfr. Sal 68 (67), 7) e abbiate una sola anima e un sol cuore protesi verso Dio (Cfr. At 4, 32)» (Regola Agostino, n. 3).
Inevitabile notare la sottile coincidenza di citazione che il redattore della Legenda Vulgata mette in bocca a san Filippo. Emerge quindi una dinamica che da un lato offre anzitutto un ideale da perseguire e sperimentare (la comunità degli Apostoli), dall'altro - nella Regola - un indirizzo e un’istruzione per raggiungerlo (congiungendo con semplice efficacia nei primi due paragrafi della Regola il richiamo al Comandamento dell'Amore alla necessità di norme per chi vive in monastero).
Riguardo alla terza fonte essa viene identificata nell'ascolto del "grido dei poveri". La tematica del capitolo - “Essere Servi in un mondo polarizzato, per edificare ciò che ci unisce valorizzando le differenze” - in qualche maniera e misura identificava la presenza sempre più forte di squilibri e differenze che nella società puntano a dividere piuttosto che a unire. Tematica non semplice, che interroga costantemente nel quotidiano e nella repentinità o meno di una risposta o di un’azione il nostro vivere. In questo l'Ordine dei Servi trae dalla sua spiritualità continui e numerosi esempi di attenzione al "grido dei poveri" dovunque essi siano. Volendo citarne uno su tutti possiamo riflettere sull'azione di Sant'Antonio Maria Pucci che rispondendo ai fratelli che lo vedevano sfinito per l'impegno in favore dei poveri nella Viareggio di metà Ottocento, diceva:
«Non
è necessario aver vita lunga, ma è necessario approfittare dell’ora che Dio ci
dà per fare il proprio dovere»[3].
E davvero il Pucci testimoniò una capacità di ascolto di questo grido ascoltandolo nella silenziosità di "Nonno sonno", un povero in età avanzata che nell'inverno 1891-1892 dormiva per strada nel freddo più intenso senza nulla per coprirsi. A lui il Pucci donò il proprio di mantello, esponendosi al freddo invernale e donandosi ancora senza posa fino alla morte, avvenuta pochi giorni dopo per via di una polmonite fulminante[4].
Tre mezzi per un agire nell’oggi.
A queste tre fonti, il papà
aggiunge poi tre mezzi: fraternità, servizio e spiritualità mariana.
Nell'indicare la fraternità, il papa sottolinea il caso dell'Ordine dei Servi di Maria, unico nato attorno ad un gruppo di sette amici. Un vero "gruppo evangelico" dice il papa in una silenziosa citazione di un testo sui Sette Santi edito nel 1969 a cura di Andrea Dal Pino dal titolo Un gruppo evangelico del duecento. I sette fondatori dei Servi di Maria. Peraltro, a questo passaggio di papa Leone non deve mancare un ricordo della citazione di papa Francesco all'interno dell'esortazione apostolica Gaudete et Exsultate sulla chiamata alla Santità nel mondo contemporaneo del 19 marzo 2018 (si veda qui). Al n. 141 infatti papa Francesco ricordava come:
«La santificazione è un cammino comunitario, da fare a due a due. Così lo rispecchiano alcune comunità sante. In varie occasioni la Chiesa ha canonizzato intere comunità che hanno vissuto eroicamente il Vangelo o che hanno offerto a Dio la vita di tutti i loro membri. Pensiamo, ad esempio, ai sette santi fondatori dell’Ordine dei Servi di Maria...» (Gaudete et Exultate, n. 141).
La stessa citazione venne poi riproposta nel messaggio offerto ai partecipanti del 214° Capitolo Generale dell'Ordine dei Servi nell'incontro con papa Francesco il 25 ottobre 2019 (si veda qui).
Riguardo al servizio, il papa fa riferimento all'esperienza dei Servi presso l'Ospedale di Fonte Viva del Bigallo. Tale citazione richiede qualche chiarimento, affinchè non diventi un semplice clichè d'occasione. Dell'Ospedale di Fonte Viva del Bigallo viene fatto riferimento in un atto del 28 marzo 1245, stipulato tra due parti contraenti che vanno entrambe denominandosi "Servi di Santa Maria"[5]. La presenza in uno di questi due gruppi di Arrigo di Baldovino, figura decisiva nel 1250 per l'acquisto del terreno in Firenze dove i Servi iniziano la costruzione dell'oratorio di Santa Maria di Cafaggio (oggi divenuto la SS. Annunziata)[6], e in seguito oblato egli stesso dell'Ordine nel 1265[7], portò Franco Andrea Dal Pino a ipotizzare positivamente "uno stretto rapporto tra i dati enumerati e il sorgere della comunità religiosa dei Servi che proprio in quel momento deve aver preso il suo definitivo avvio"[8]. Lo stesso Dal Pino poi cerca di accordare i dati della documentazione con i paragrafi della Legenda de Origine che parlano del programma penitenziale di vita (n. 30) che i fondatori intrapresero prima di ritirarsi a vivere insieme (n. 31), oltre alle parti in cui si nota come il gruppo dei Fondatori mantiene un contatto con la vita fiorentina (nn. 35-39) prima del ritiro verso Monte Senario[9].
| Legenda de Origine ordinis Servorum, codice conservato all'Archivio Generale OSM |
Proseguendo, una correzione (mancano un paio di virgolette) e una specifica merita il passaggio "per seguire nudi il nudo Signore". Si tratta di una ripresa dell'inno dell'Ufficio delle Letture della Solennità dei Sette Santi Fondatori (17 febbraio)[10], opera di Davide Maria Turoldo (+1992) che alla quinta strofa recita così:
“E fu vessillo per loro la croce,
la sua passione fu loro passione
e nudi il nudo Signore seguirono,di tutti i poveri resi fratelli”.
A tale immagine, potente e radicale al tempo stesso, possiamo accostare la gestualità silenziosa e forte di un passaggio della Legenda de Origine:
«Tutti, deposte le vesti preziose e indossati abiti più dimessi, presero dapprima un mantello e una tunica di panno bigio» (n. 30).
Sempre nel servizio tra gli impegni di applicazione che il papa indica ai Servi di Maria vi pure l'attenzione a "un’ecologia integrale a tutela del creato e delle persone nei luoghi in cui operate". Immagine particolare che nei nostri giorni richiede una capacità di osservazione e contemplazione del creato, spesso travolta dalla frenesia di ottenere risultati e dalla ricerca di visibilità per sè stessi.
Uno sguardo sul creato può essere offerto nella riflessione che nuovamente le Legenda de Origine offre al n. 41. Ritiratisi da Firenze i Sette salgono verso l'Appennino e nel vedere il Monte da lontano ne sono attratti e là:
«Da lontano essi scorsero il monte indicato loro da Dio: si innalzava al di sopra dei monti circostanti. Si avvicinarono per vedere com'era fatto. In cima trovarono una radura bellissima, anche se piccola: da una parte una fonte di ottima acqua, tutt'intorno un bosco ordinatissimo, come se fosse stato piantato da mano umana. Questo era davvero il monte preparato loro da Dio» (Legenda de Origine, 41).
Lo sguardo dei Sette è uno sguardo profondo sul creato, che sa apprezzare e identificare. Un’ecologia integrale parte necessariamente da questa capacità.
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| Antonio Morghen (1788-1853), I Sette Santi arrivano a Monte Senario (1846) Sagrestia del Sacro Eremo di Monte Senario. |
Il terzo mezzo è individuato dal papa nella Spiritualità Mariana. Notiamo che in questo passaggio invece di indicare genericamente "la più antica storia dell'Ordine" poteva essere nominata espressamente la Legenda de Origine. Infatti la citazione “praecipui amatores dominae nostrae” si ritrova al n. 18 della Legenda stessa. Va ricordato peraltro che la Legenda de Origine - e di riflesso la stessa spiritualità servitana – nei paragrafi 24, 25 e 53 indica con chiarezza Santa Maria come Fondatrice dell'Ordine dei Servi.
Cita poi il papa il lodevole sforzo
e lavoro svolto nel promuovere la spiritualità mariana sia attraverso la
Pontificia Facoltà Teologica «Marianum», quanto attraverso la cura e il
servizio pastorale svolto nei diversi santuari mariani affidati
all'Ordine. E nuovamente, come già fatto nel giorno del Giubileo della
Spiritualità Mariana (11 ottobre 2025), il papa torna a citare l'epilogo delle Costituzione
dell'Ordine dei Servi di Maria, richiamando l'esempio di Maria ai piedi della
Croce (si veda qui).
Conclusioni
In conclusione, sono molti e
particolari gli aspetti che possono essere ripresi all'interno del messaggio di
papa Leone XIV al 215° Capitolo Generale dell’Ordine dei Servi di Maria. In definitiva
essi diventano una riflessione che le comunità dei Servi possono proporre al
loro interno, pensando a come trovarne costantemente un’applicazione nel tempo
presente. E al tempo stesso, le parole e le citazioni utilizzate dal papa
spingono sempre più a recuperare sensi, conoscenze, esperienze, devozione,
cultura, storia e fede di un Ordine che si avvia a compiere otto secoli di un
lungo cammino. Da qui la necessità di annotazioni a margine, non per mero esercizio
di stile o correzioni di forma, ma per il semplice e tranquillo piacere di
riscoprire il proprio Ordine.
fra Emanuele M. Cattarossi
albatrosm2013@gmail.com
[1] Per il testo della Legenda de
Origine viene utilizzata la traduzione apparsa in Fonti
Storico-Spirituali dei Servi di S. Maria, vol. I, Vicenza 1998, pp.
191-260. Testo online su http://servidimaria.net/sitoosm/it/storia/fons1/04.pdf
(ultima consultazione 8.12.2025).
Per le parti in latino si rimanda a https://www.testimariani.net/OSM/Legenda/LO-testo-latino.pdf
(ultima consultazione 8.12.2025)
[2] Per il testo della Legenda beati
Philippi o “Vulgata” viene utilizzata la traduzione apparsa in Fonti
Storico-Spirituali, I, pp. 266-284. Testo online su http://servidimaria.net/sitoosm/it/storia/fons1/06.pdf
(ultima consultazione 8.12.2025).
[3] cfr. Paolo M. Orlandini, Sant’Antonio Maria Pucci. Notizia
Biografica, in Sant’Antonio M. Pucci a cura di Ignacio M. Calabuig, (Commissio
Liturgica Internationalis OSM, Communicantes 4), Roma, Edizioni Marianum
(2004), p. 58; ripreso anche in Paolo M.
Orlandini, Sant’Antonio Maria Pucci. Il pastore buono, il servo
dell’Addolorata, il padre dei Poveri, Gorle (BG), Velar (2019), p. 22.
[4] cfr. Paolo M. Orlandini, Sant’Antonio Maria Pucci…, p. 72; Idem, Sant’Antonio Maria Pucci. Il
pastore buono…, pp. 37-38.
[5] analisi ed edizione in F. A. Dal Pino, I Frati Servi di
s. Maria dalle origini all’approvazione (1233ca-1304), Lovanio 1972, I, pp.
770-778; II, pp. 203-204; regesto in Fonti Storico-Spirituali, I, p.
21 (n. 1).
[6] cfr. F. A. Dal Pino, I Frati Servi di s. Maria, I, p.
840; II, pp. 205-206; regesto in Fonti Storico-Spirituali, I, p. 23
(n. 5).
[7] cfr. F. A. Dal Pino, I Frati Servi di s. Maria, I, pp. 951-952;
II, pp. 252-253; regesto in Fonti Storico-Spirituali, I, pp. 35-36 (n. 21).
[8] cfr. F. A. Dal Pino, I Frati Servi di s. Maria, p.
773.
[9] Cfr. ibidem, pp. 776-777.
[10] Commissione Liturgica Italiana
dell’Ordine dei Servi di Maria, Liturgia delle Ore. Proprio dell’Ordine dei
Servi di Maria, 1978, pp. 135.317.














