Per la Basilica della SS.
Annunziata di Firenze, la data del 25 marzo – Solennità dell’Annunciazione del
Signore – costituisce il giorno della festività propria di questo luogo, motivata
dalla presenza dell’affresco dell’Annunziata e dalla continua devozione verso
tale immagine. Nel ricordo dell’Ordine dei Servi di Maria, la prima pietra dell’oratorio
di Santa Maria di Cafaggio – da cui andò a svilupparsi la SS. Annunziata –
venne posta proprio il 25 marzo dell’anno 1250, giorno in cui peraltro
ricorreva anche il Venerdì Santo.
Tale giorno, carico di memorie per
la SS. Annunziata, si lega anche ad una delle tradizioni più particolari della
città di Firenze: il Capodanno fiorentino.
Il Calendario secondo lo stile “fiorentino”.
Partendo da una tradizione medievale, Firenze per molti secoli, fa iniziare il suo anno civile appunto dal 25 marzo. Il calendario fiorentino, rimanendo uguale a tutti gli altri nell’indicazione dei mesi e dei giorni, seguiva quindi lo stile “ab incarnatione domini”, con la particolarità del “ritardo” rispetto all’anno moderno[1]. Per contro a Pisa, si utilizzava lo stesso giorno per iniziare l’anno civile ma con la particolarità di “anticipo” sull’anno moderno. Per esemplificare sull’anno presente, mentre per lo stile “fiorentino” con il 25 marzo inizia il 2026 (e fino al 24 marzo saremmo ancora nel 2025), per quello “pisano” inizia il 2027 (e di conseguenza fino al 24 marzo ci troviamo nel 2026).
Firenze mantenne a lungo il suo stile proprio di calendario, anche dopo il 1582 quando l’entrata in vigore del Calendario gregoriano fissò l’inizio dell’anno al 1° gennaio. Fu per decreto del Granduca Francesco III di Lorena nel novembre 1749 che lo stile “fiorentino” ebbe termine, nella espressa volontà di uniformare anche Firenze ad iniziare l’anno civile al 1° gennaio. Disposizione che venne messa in pratica a partire dall’anno 1750.
| Arsenio Mascagni, Il beato Buonfigliolo Monaldi getta la prima pietra di questa chiesa ai XXV di marzo 1250. SS. Annunziata, Chiostro Grande |
Il Calendario secondo lo stile “fiorentino”.
Partendo da una tradizione medievale, Firenze per molti secoli, fa iniziare il suo anno civile appunto dal 25 marzo. Il calendario fiorentino, rimanendo uguale a tutti gli altri nell’indicazione dei mesi e dei giorni, seguiva quindi lo stile “ab incarnatione domini”, con la particolarità del “ritardo” rispetto all’anno moderno[1]. Per contro a Pisa, si utilizzava lo stesso giorno per iniziare l’anno civile ma con la particolarità di “anticipo” sull’anno moderno. Per esemplificare sull’anno presente, mentre per lo stile “fiorentino” con il 25 marzo inizia il 2026 (e fino al 24 marzo saremmo ancora nel 2025), per quello “pisano” inizia il 2027 (e di conseguenza fino al 24 marzo ci troviamo nel 2026).
Firenze mantenne a lungo il suo stile proprio di calendario, anche dopo il 1582 quando l’entrata in vigore del Calendario gregoriano fissò l’inizio dell’anno al 1° gennaio. Fu per decreto del Granduca Francesco III di Lorena nel novembre 1749 che lo stile “fiorentino” ebbe termine, nella espressa volontà di uniformare anche Firenze ad iniziare l’anno civile al 1° gennaio. Disposizione che venne messa in pratica a partire dall’anno 1750.
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| Il Corteo storico per il Capodanno Fiorentino alla SS. Annunziata |
Un tentativo di “deviazione”
Tuttavia, per quanto la SS. Annunziata appaia in qualche modo per Firenze l’ambito naturale nel far convergere la festa del 25 marzo e, di conseguenza, del Capodanno fiorentino occorre citare un piccolo tentativo di deviare tale circostanza.
La devozione verso l’immagine dell’Annunziata nella Chiesa di Santa Maria di Cafaggio – antico nome della SS. Annunziata – risulta già particolarmente forte alla metà secolo XIV al punto che il notevole afflusso di devoti venne riconosciuto e attestato da papa Innocenzo VI con la bolla Etsi Sanctorum Omnium del 17 agosto 1361. In questa bolla si concedeva una particolare indulgenza per chi avesse visitato la cappella della beata Vergine Maria sotto il titolo dell’Annunciazione, «ad quam confluit populi multitudo» (verso la quale affluisce una moltitudine di fedeli)[2]. Inoltre, da ulteriori registrazioni, si ricorda che nel 1384 le mura della chiesa vengono incatenate affinché non crollassero sotto il peso dei palchi di ex-voto attaccati alle travature[3]. Anche questa notizia denota l’aumento del culto all’immagine della SS. Annunziata.
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| Il Duomo di Firenze. |
Sul fatto annotò a suo tempo il p. Eugenio Casalini come la fondazione della Cattedrale - l'8 settembre 1296 per la Natività della Beata Vergine Maria - indicava la grande devozione dei fiorentini verso la Madonna. Ma al tempo stesso:
“... è anche evidente che per i responsabili della costruzione della cattedrale, esperti uomini d’affari, contavano anche le offerte dei fedeli, molto generose in questa festa, le quali passando da Cafaggio a Santa Maria del Fiore, potevano essere un valido aiuto nelle difficoltà finanziarie dell’impresa”[6].
Ma il Consiglio di Firenze non aveva tenuto in debito conto del popolo fiorentino, che quasi fin da subito si dimostrò scontento della decisione. Questo provocò una nuova delibera del Consiglio di Firenze che con un atto del 19 febbraio 1416 si trovò a ritrattare quanto deciso nel 1412. Il testo pare scritto quasi a discolpa del precedente atto, offre una testimonianza viva della devozione di Firenze e del territorio d’intorno alla SS. Annunziata[7]. In tal modo la SS. Annunziata riebbe la “sagra” e la titolarità del 25 marzo, mentre la “sagra” della Cattedrale venne collocata al 2 febbraio, festa della Purificazione oggi Presentazione del Signore.
Un titolo indiscusso
Da qui in avanti nulla più venne opposto in Firenze alla titolarità della SS. Annunziata sulla festa del 25 marzo. Ulteriori passaggi degli anni successivi andarono a solidificare ancora di più questo aspetto. Citiamo in particolare come il 10 agosto 1441, papa Eugenio IV con la lettera Cum pro debito rivolgendosi al cardinale Giulano Casarini per motivare la necessità di imporre la presenza di frati della Congregazione dell’Osservanza dei Servi di Maria nel cenobio fiorentino, indicava pure “la devozione all’immagine dipinta della santa Madre di Dio, illustre per i quotidiani miracoli, [alla quale] accorre grande moltitudine di popolo della città e da diverse parti del mondo”.[8]
Appena pochi anni
più tardi nel 1447 iniziarono i lavori del Tempietto michelozziano che ancora
oggi caratterizza la devozione alla SS. Annunziata e che il restauro del
2019-2020 ha riportato ai colori d’un tempo. Nell’insieme, questo spiega il
profondo legame della SS. Annunziata con il Capodanno fiorentino, in un legame
di fede e tradizioni che in qualche maniera fa apprezzare lo scorrere del tempo
e la continuità di significati.
fra Emanuele M. Cattarossi
albatrosm2013@gmail.com
[1] A. Cappelli, Cronologia. Cronografia e Calendario Perpetuo (Settima Edizione), Hoepli, Milano, 1998 p. 8; A. Pratesi, Genesi e forme del documento medievale (Historica 28), Milano, Jouvence, 1998, pp. 126-127.
[2] ASF, Diplomatico, 1361 agosto 17 (URL https://archiviodigitale-icar.cultura.gov.it/it/185/ricerca/detail/69853 u.c. 23.03.2026); Annales OSM I, 61; Monumenta OSM X, 65; regesto in Fonti Storico-Spirituali OSM, II, p. 35 (n. 37).
[3] ASF, vol. 841, f. 29, Usc. 1384 luglio 30: «Item dedi pro aptatura unius bordonis (una trave) in ecclesia super Annuntiatam, quia superposita fuit in medio una catena et cum ligamine ferreo et pro acutis et pro magisterio... ll. 37». AGOSM, F. Tozzi, «Spoglio A», «1384, palco per le immagini da farsi alla cappella di San Niccolò (entrata, a 33) », edizione E. M. Cattarossi, Gli anni del generalato di Andrea di Faenza negli Spogli Tozzi (1375-1396), «Studi Storici OSM», 61-62 (2011-2012), pp. 585.605. A questi lavori si riferiva senza dubbio il Sacchetti «Novelle», II, p. 225, ediz. 1724 «... alla quale (SS. Annunziata) sono state poste e appiccate tante immagini che se le mura non fossero poco tempo fa state incatenate, a pericolo erano col tetto insieme di non dare in terra», cfr. E. Casalini, Una icona di famiglia. Nuovi contributi di storia e d’arte sulla SS. Annunziata di Firenze, (Biblioteca Toscana dell’Ordine dei Servi di Maria, Colligite 10), Firenze, Convento SS. Annunziata, 1998, p. 21.
[4] riportato in C. Guasti, Santa Maria del Fiore. La costruzione della chiesa e del campanile secondo i documenti tratti dall’Archivio dell’Opera Secolare e quello di Stato, Firenze, 1887, pp. 310-311 (n. 464).
[5] riportato in C. Guasti, Santa Maria del Fiore, Firenze, 1887, pp. 311-313 (n. 465).
[6] E. Casalini, La Santissima Annunziata nella storia e nella civiltà fiorentina in Tesori d’Arte dell’Annunziata di Firenze (a cura di Eugenio Casalini, Maria Grazia Ciardi Duprè Del Poggetto, Lamberto Crociani, Dora Liscia Bemporad), Firenze, Alinari, 1987, p. 78.
[7] riportato in C. Guasti, Santa Maria del Fiore, Firenze, 1887, pp. 316-318 (n. 476).
[8] riportato in Annales OSM, I, p. 449-450; regesto in Fonti Storico-Spirituali OSM, II, pp. 174-175 (n. 332).



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